Pubblichiamo il documento prodotto dal Mo.V.I. (Movimento di Volontariato Italiano) che pone una riflessione sul tema delle tasse, sollecitato dalle scelte presenti nel testo della legge di stabilità
Non c’è futuro per l’Italia senza solidarietà e non c’è solidarietà senza le tasse
Legge di stabilità e rischio di maggiore disuguaglianza.
Da volontari siamo sconcertati dal dibattito in atto nel Paese sulla Legge di stabilità e siamo preoccupati dalla mancanza di segnali chiari e significativi a favore di politiche di equità e solidarietà nel testo approvato ieri al Senato.
Siamo un Paese sempre più disuguale, nel quale si continuano a stanziare risorse esigue per le politiche attive d’inclusione sociale, a tagliare i fondi per l’infanzia e l’adolescenza, a sottovalutare il problema delle persone non autosufficienti, con la motivazione che i soldi non bastano. Eppure i soldi ci sono. Basta non aver paura delle tasse, liberandosi dall’ideologia che le ha dipinte come il peggiore dei mali, discutendo piuttosto su come vengono utilizzate.
Le tasse sono una forma di “solidarietà economica”, quella che la Costituzione Repubblicana indica come dovere inderogabile per tutti. E le tasse, secondo la Costituzione, dovrebbero essere progressive, cioè essere pagate in percentuali maggiori da chi ha redditi più alti. È un principio di giustizia, che consente di attuare una redistribuzione della ricchezza, ma è anche un principio di elementare intelligenza economica, perché aumenta il numero di chi può accedere ai consumi e alimentare la produzione.
Ridotta la progressività delle tasse, aumentata la disuguaglianza. Negli ultimi decenni, la progressività delle imposte si è ridotta e, contemporaneamente, la disuguaglianza è aumentata. Nel 1988 i redditi più alti (oltre i 300mila euro) pagavano il 62% di Irpef, mentre quelli più bassi il 12%. Nel 2013 i redditi più alti pagano il 43% mentre quelli più bassi il 23%. Lo slogan “meno tasse per tutti” ha nascosto la pratica del “meno tasse per i ricchi”, una sorta di Robin Hood alla rovescia! La politica italiana ha così costruito un sistema fiscale ingiusto, odiato dai cittadini e ucciso l’idea stessa di solidarietà voluta dalla Costituzione!
Pagare le tasse: perché? La battaglia politica per la riduzione delle tasse (ai soli ricchi, come si è visto) si è tradotta anche in una battaglia culturale contro l’idea stessa delle tasse, rappresentate con l’immagine di uno Stato che mette le mani nelle tasche degli Italiani, con l’inevitabile conseguenza di diffondere l’idea che pagare le tasse sia ingiusto e di alimentare l’evasione. Contemporaneamente, sono aumentate le distanze fra ricchi e poveri.
Occorre il reddito di 3 milioni di italiani poveri per uguagliare quello dei 10 italiani più ricchi. Una recentissima indagine di Eurostat mostra che l’Italia è uno dei Paesi europei in cui è più alto il valore dell’indice di Gini, che misura quanto il reddito delle famiglie si concentra nelle mani di pochi. Siamo dunque un Paese disuguale nel quale – secondo studi della Banca d’Italia – la disuguaglianza è cresciuta sistematicamente dalla metà degli anni ’80 in poi, finendo per portare il 10% delle famiglie italiane a possedere più del 45% della ricchezza complessiva e i 10 individui più ricchi a detenere una ricchezza pari a quella dei 3 milioni di Italiani più poveri.
Scelte miopi su imposte e spending review. La stessa impostazione ingiusta e folle ha portato ad aumentare in modo insopportabile la tassazione sul lavoro che invece oggi va decisamente detassato sostenendo in particolare i redditi bassi e l’inserimento dei giovani. Non sono più accettabili queste miopie politiche, che si esprimono anche nella rinuncia all’investimento sulla prevenzione (salvo poi dover gestire le emergenze), così come nella superficialità con cui si decidono tagli alla spesa senza adottare criteri di giustizia e salvaguardia dei diritti dei poveri.
Meno tasse ai ricchi, meno servizi ai cittadini. Né si può dimenticare che – mentre si tagliano le tasse ai ricchi e si riducono i servizi per i cittadini – una cattiva pratica politica continua ad alimentare corruzione e sprechi delle risorse pubbliche, mai veramente affrontati.
Un Paese così non ci piace. Rischiamo di essere distrutti dalla cultura individualistica ed egoistica che è divenuta pensiero unico. Per affrontare la crisi che stiamo vivendo dobbiamo tutti percorrere strade nuove, che diffondano la cultura e la pratica della solidarietà, unica via percorribile e seria per l’uscita dalla crisi.
L’appello del Mo.V.I.
Dalle nostre “postazioni” di volontari, che stanno sulla frontiera del disagio e dell’ingiustizia, lanciamo con forza il nostro appello:
– chiediamo a tutti i cittadini di contribuire a costruire un’Italia migliore, più uguale e più responsabile, con un rinnovato impegno di partecipazione e solidarietà ma anche accettando di pagarne il prezzo in termini di piccoli sacrifici personali e familiari
– chiediamo al Governo di agire con più forza contro l’evasione e contro la corruzione, che sono furti ai danni dei diritti dei poveri
– chiediamo al Parlamento di rafforzare la progressività delle imposte (far pagare di più a chi ha di più), generando così le risorse necessarie a fare più inclusione, più promozione dei diritti, più investimento nei beni comuni, più lavoro.
Per informazioni: 0432 943002 – movita@movinazionale.it
